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Spanish Revolution: Roma toma la calle!

di Valerio Damiano

I giovani spagnoli sono incazzati. I giovani del mondo sono incazzati. L’Europa si mette in movimento e c’è poco da fare quando la rivolta arriva dal basso: tocca ascoltare. E le cose che hanno (abbiamo?) da dire sono tante, troppe. Cose che nessuno ha mai voluto ascoltare, disagi troppo forti per essere tenuti dentro, ed ecco che la piazza si ribella, gli studenti, i laureati, i precari si incazzano.

La #SpanishRevolution è nata dai Social Networks, da Facebook e da Twitter, dando prova che le rivoluzioni via internet non sono un’esclusiva del medio oriente, ma che le reti sociali rappresentano infatti il mondo migliore per esprimere concetti, comunicare idee e riunirsi liberamente. In un mondo che dipende dall’ultima app, i giovani spagnoli hanno saputo dar vita ad un movimento che ha fomentato gli animi non solo della penisola iberica, ma anche di tutta l’Europa.

Ovviamente nel nostro paese la notizia fa fatica ad uscire e i molti che sono rimasti a vedere la tv non si rendono conto del potenziale di queste proteste. Ma è qui che questo post cerca di fare la sua parte mostrando di cosa sono stati capaci alcuni ragazzi spagnoli e italiani ieri sera a Piazza di Spagna. Al grido di “Toma la calle!” o “Indìgnate!”, 150 persone riunitesi di fronte all’ambasciata spagnola nel centro di Roma hanno occupato la famosa scalinata di Trinità dei Monti attirando l’attenzione dei turisti e dei passanti. 

L’apoliticità e la non-violenza del sit-in ha saputo esprimere al meglio le intenzioni di questa nuova generazione che è stanca di una crisi economica che puzza di truffa, del potere incontrastato delle banche e di una mancanza di comunicazione tra lo Stato e i cittadini che ha saputo solo portare la disoccupazione giovanile a livelli mai raggiunti prima d’ora (In Spagna è il 45%, quasi la metà).

Sul “Manifesto Democrazia Reale Ora”, distribuito a tutti i passanti, si legge: “Somos personas normales y corrientes. Somos como tu: gente que se levanta por las mañanas para estudiar, para trabajar o para buscar trabajo, gente que tiene familia y amigos. Gente que trabaja duro todos los dias para vivir y dar un futuro mejor a los que nos rodean” (Siamo persone comuni. Siamo come te: gente che si alza ogni mattina per studiare, lavorare o per cercare lavoro, persone che hanno famiglia e amici. Persone che lavorano duramente ogni giorno per vivere e dare un futuro migliore a chi le circonda).

Le idee sono chiare. Gli animi sono surriscaldati. Le analogie con la Primavera del maggio parigino sono evidenti. Sarà così efficace come fu al tempo? L’unica cosa certa è che qualcosa del genere non si vedeva da tempo nell’Europa occidentale. Un piccolo segno nella storia è stato lasciato.

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C’è qualcosa di strano in questo voler essere sempre altrove, nella realtà o con la fantasia, viaggiando o leggendo i viaggi degli altri, che mi ha sempre affascinato, quasi a credere che la vera vita non fosse ancora arrivata, che ci fosse sempre tempo per fermarsi, che fosse tutta una lunga, interminabile preparazione. A cosa? Non l’ho mai saputo (Renata Discacciati - Viaggioterapia)

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