di Valerio Damiano
C’è un gruppo in Brasile che in poco meno di 10 anni di carriera ha rivoluzionato la musica del loro paese. Questo gruppo si chiama “Los Hermanos”.
A differenza del loro nome di chiara origine ispanica, i Los Hermanos incarnano la vera essenza del Brasile fatta di divertimento e Samba ma allo stesso tempo di quella saudade resa famosa dalla Bossa nova degli anni sessanta. Quando nel 1999 i Los Hermanos uscirono con il loro album d’esordio omonimo le aspettative erano medie un pò come loro, quattro ragazzi di Rio senza troppe pretese. L’album ebbe un successo inaspettato e il singolo “Ana Julia” si dimostrò capace di vendere migliaia di copie. George Harrison volle persino farne una cover (lo stesso fece il nostro Daniele Groff ma con risultati ben diversi). L’album aveva come unico tema l’amore, cosa che rese il tutto più accattivante per il pubblico che riconobbe la capacità di unire la leggerezza dei testi all’aggressività degli arrangiamenti. Sebbene il loro genere di musica fosse palesemente rock l’album rispecchiava i più importanti elementi della musica brasiliana come la Samba e la MPB (Musica popular brasileira) mischiati allo ska, al reggae e all’hardcore. Non fu una sorpresa quindi la loro progressiva evoluzione futura verso uno stile più sperimentale fatto di maggiore introspezione e meno schitarrate.
Nel corso dei loro quattro album la band cambiò profondamente: lasciati da parte i fan della prima ora attratti dall’orecchiabilità del loro primo singolo (praticamente la storia di “Creep”), i Los Hermanos attirarono le attenzioni della critica e seppero crearsi una schiera di fan che anche dopo il loro scioglimento nel 2005 continuarono a seguirli nei loro progetti individuali. Progetti fatti anche di collaborazioni con il batterista brasiliano dei The Strokes Fabrizio Moretti che creò con Rodrigo Amarante (uno dei due cantanti della band) i “Little Joy”, una versione anglofona delle sonorità esotiche dei Los Hermanos.
“4”, il loro ultimo album in studio, rispecchia estremamente bene l’essenza ultima del gruppo carioca: nessuna hit da radio, un rock più melodico, una maggiore attenzione alle liriche e un allontanamento del gruppo dalle classifiche musicali. “4” esprime una maggiore maturità sia dal punto di vista dei suoni sia delle parole. In quest’ultima opera la sofferenza diventa meno adolescenziale e più intima; le sonorità irruenti lasciano il posto ad altre più tipicamente legate alla “saudade” come ad esprimere una consapevolezza maggiore delle cose, della vita. Ne “Os Passaros” tutto questo viene riassunto alla perfezione: sonorità echeggianti, un testo ermetico, un canto quasi affaticato dalle parole, la mancanza di un ritornello.
I Los Hermanos hanno rappresentato per il Brasile (e non) un cambiamento generazionale dal punto di vista della musica e del modo di approcciare ad essa. E’ per questo che all’inizio del 2012 il gruppo è tornato sul palco per un tour delle maggiori città brasiliane quasi a voler ringraziare i fan e a concludere (definitivamente?) il loro percorso insieme. Quello che rimarrà sarà la loro musica, il che non è poco.






